Si racconta che molto tempo fa esistessero lanterne che non venivano possedute, ma affidate.
Erano piccoli segreti da custodire per un tratto di strada. Passavano di mano in mano come una staffetta silenziosa, da una casa all’altra, attraversando villaggi, città e confini lontani, seguendo strade visibili e altre che esistevano solo nel tempo. Ogni passaggio avveniva senza spiegazioni, perché ciò che conta davvero non ha bisogno di essere giustificato.
Chi riceveva una lanterna sapeva una cosa soltanto: custodirla per il tempo necessario e, quando fosse arrivato il momento, rimetterla in cammino. Erano lanterne intrecciate a mano, nodo dopo nodo. Ogni nodo portava con sé un significato silenzioso, legato al tempo, alla presenza, alla cura. Non erano fatte per brillare, ma per accompagnare. Non proteggevano solo una fiamma, ma la possibilità di non smarrire la propria luce interiore.
Così queste lanterne fecero il giro del mondo più e più volte. Si accendevano nei momenti di passaggio, nei cambiamenti, nelle attese, nelle giornate difficili. Ovunque arrivassero lasciavano una traccia sottile, come se ricordassero alle persone qualcosa che avevano sempre saputo, ma che avevano dimenticato.
Col tempo, però, in alcune zone del mondo le lanterne iniziarono a passare più lentamente.
Poi sempre meno. Non perché fossero scomparse, ma perché non venivano più riconosciute.
Si iniziò a dire che non servivano, che la magia era una perdita di tempo, che la vita vera richiedeva efficienza, spiegazioni, risultati, dati misurabili ed evidenze scientifiche.
E così, senza rumore, ampie regioni della Terra divennero buie. Non un buio improvviso, ma un’ombra sottile fatta di fretta, di stanchezza, di vite piene di cose e povere di senso. Alcune lanterne, però, continuarono a viaggiare. In molti luoghi del mondo passano ancora oggi, anche se restano vaste zone d’ombra che attendono di essere attraversate di nuovo.
Accompagnare la luce
Le Lanterne Custodi non promettono una vita senza dolore. Non servono a evitare le fatiche, né a illuminare tutto. Accompagnano, stanno accanto come presenze luminose. E questo cambia ogni cosa. Chi ha camminato con una lanterna lo sa: la salute non è l’assenza di buio, ma la possibilità di attraversarlo senza perdersi. Non è una condizione da raggiungere, ma una relazione da coltivare, giorno dopo giorno, con ciò che si è e con ciò che si vive.
Quando una vita ha senso, anche il dolore cambia posto. Non diventa più piccolo, ma smette di essere un nemico. Diventa una presenza che chiede ascolto, tempo, integrazione. Le lanterne non curano nel modo in cui si intende di solito la cura. Tengono viva la direzione. E a volte è questo che permette di restare in salute, anche dentro la fragilità.
Il gesto simbolico
Le antiche storie raccontano che ogni lanterna venisse accesa con un gesto semplice. Un gesto che non chiedeva di essere capito, ma solo compiuto. Sul fondo, uno strato di sale. Sopra, una candela. E se qualcuno chiedeva perché, la risposta era sempre la stessa: non chiedere. Alcune cose funzionano proprio perché non devono essere spiegate.
Questo è l’ultimo articolo del 2025. Non sentivo il bisogno di chiudere con un bilancio, né di aggiungere spiegazioni sul blog. Se sei arrivata o arrivato fino a qui è perché hai deciso di leggere con presenza, e questo, oggi, non è affatto scontato.
Il mio augurio per il tempo che viene è semplice: che tu possa continuare a scegliere ciò che ha senso per te, anche quando non produce risultati immediati, anche quando non può essere spiegato.
Che tu possa fare spazio alla lentezza, ai gesti che non servono a nulla se non a tenerti viva o vivo dentro, e custodire la tua luce senza sentirti in dovere di mostrarla sempre.
