I Racconti Tessili nascono dal desiderio di svelare cosa si nasconde dietro un arazzo: non solo la tecnica, ma il percorso creativo, le intuizioni e le riflessioni che accompagnano il fare.
Ogni opera diventa una narrazione visiva, in cui fili, nodi e materiali si trasformano in linguaggio.
Questo racconto è dedicato a un arazzo che ha come protagonista un simbolo antico e potente: il Fiore di Loto.
Il nodo che disegna
Tra i tanti nodi del macramè, il nodo barretta occupa un posto speciale. È il nodo che permette di disegnare proprio come una matita che si muove nello spazio. La sua ripetizione dà ritmo e direzione al lavoro, trasformando la struttura del nodo in una forma di scrittura.
L’arazzo dedicato al Fiore di Loto nasce proprio da questa possibilità. Dopo aver osservato molti modelli e interpretazioni, ho sentito il bisogno di disegnare una mia versione, essenziale e bilanciata, capace di unire il nodo barretta a un piccolo inserto di tessitura centrale e a una nappina finale.
Un progetto costruito interamente con un solo nodo, ma capace di esprimere leggerezza, dinamismo e armonia. Come accade spesso nell’arte tessile, la semplicità del gesto racchiude la complessità del significato.
Il simbolo del Loto
Il Fiore di Loto è da sempre simbolo di purezza, rinascita e trasformazione. Fiorisce nelle acque torbide, affondando le radici nel fango e innalzandosi verso la luce.
In molte culture rappresenta la capacità di trasformare ciò che è opaco in chiarezza, di rinnovarsi ogni giorno aprendosi alla vita con fiducia. Il suo movimento è ciclico: la notte si richiude, il giorno si apre. È un respiro continuo tra ombra e luce, tra immersione e ascesa.
Nelle antiche civiltà, il loto era associato alla rigenerazione e al potere vitale dell’acqua.
In Egitto simboleggiava la nascita del sole dal caos primordiale; in Oriente, la mente che si schiude alla consapevolezza. Oggi questo simbolo continua a parlare a chiunque viva un percorso di cambiamento, ricordando che ogni fioritura richiede tempo e pazienza.
È un’immagine universale, capace di unire cultura e natura, tecnica e significato, come accade spesso nelle arti tessili.
Il loto diventa così una metafora del cammino umano — la possibilità di evolversi anche in condizioni difficili, di conservare integrità e bellezza pur attraversando momenti di fango.
Tutti, in diversi momenti della vita, ci troviamo a muoverci in acque più o meno limpide.
Ci sono fasi chiare, in cui tutto scorre, e altre più torbide, in cui l’orizzonte si fa incerto.
Questo arazzo vuole essere un promemoria visivo per ricordare che anche nei periodi più confusi può germogliare qualcosa di buono. Il loto insegna che la crescita non avviene solo nella luce, ma anche (e soprattutto) nella profondità. Ogni esperienza, anche la più difficile, può diventare nutrimento. Il fango, anziché essere un ostacolo, è la condizione stessa della fioritura: la materia da cui nasce la forza di aprirsi.
Ogni volta che si lavora con i fili si entra in una dimensione di ascolto. I nodi si ripetono, le mani seguono un ritmo, e lentamente il disegno prende forma.
È in questa ripetizione che si crea spazio per la consapevolezza: non si tratta solo di costruire un arazzo, ma di lasciare che il gesto diventi espressione, che la forma racconti, in silenzio, qualcosa anche di chi la crea.
Il Fiore di Loto non è quindi soltanto un tema decorativo (abbastanza di moda in questi anni), ma un invito a credere nella trasformazione, a onorare le proprie radici, anche quando affondano in terreni incerti, e a lasciarsi guidare da quella luce che, nonostante tutto, continua a chiamare verso l’alto.