La perimenopausa è un passaggio profondo, sfaccettato, ancora troppo spesso ignorato o banalizzato. È quel periodo che può iniziare anche anni prima della fine del ciclo mestruale, portando con sé trasformazioni ormonali, emotive, fisiche e identitarie. Un tempo di cambiamento che non segue un copione unico, perché non esiste una sola perimenopausa, così come non esiste un’unica femminilità.
Spesso la perimenopausa viene identificata con un lungo elenco di disturbi, come vampate, insonnia, aumento di peso, irregolarità del ciclo, secchezza vaginale, irritabilità, ansia, stanchezza cronica, dolori muscolari e articolari, calo del desiderio sessuale, cali di memoria e difficoltà di concentrazione. Ma la perimenopausa non si limita a un elenco di sintomi!!! Ridurre questo passaggio così delicato a una somma di disturbi non solo è fuorviante, ma rischia di generare un effetto paradosso: una donna, leggendo quell’elenco, potrebbe convincersi che la sua vita stia andando in pezzi, mentre molte di quelle manifestazioni non la riguarderanno affatto. Molte donne sperimenteranno solo uno o due di questi sintomi, o li vivranno in modo transitorio e gestibile.
Sarebbe importante che, accanto alle informazioni sui possibili disagi, si parlasse anche delle grandi potenzialità di questa età soglia: una stagione di passaggio che può aprire a nuove consapevolezze, libertà interiori, desideri rimasti a lungo inascoltati. Un momento fertile per ridefinire le priorità e dare nuova forma alla propria identità.
Perimenopausa: un passaggio da abitare, non da subire
La cultura contemporanea, ancora prigioniera del mito della giovinezza e della produttività, fatica a riconoscere il valore di questa soglia. La perimenopausa può diventare un tempo di consapevolezza, un’opportunità per rimettere al centro il sentire. Ogni donna la vive a modo suo. C’è chi si sente improvvisamente vulnerabile, chi irrequieta, chi si scopre più libera, chi inizia a interrogarsi su ciò che conta davvero. Tutto cambia: i ritmi, le energie, i desideri.
E in questo cambiamento profondo, la creatività può diventare un alleato prezioso.
Creatività come supporto e cura
Non sono un medico e soprattutto non fornisco risposte universali. Scrivo come donna che sta vivendo questo tempo, e che ha trovato nella creatività — in particolare nell’arte tessile —uno strumento utile.
Il macramè, con la sua lentezza e la sua ripetizione, è diventato per me un luogo di rifugio e presenza. Annodare, sciogliere, intrecciare: non solo con i fili, ma con la vita stessa. Ci sono stati giorni in cui l’unico spazio in cui riuscivo a ritrovarmi era quello creativo. Giorni in cui i gesti delle mani riuscivano ad accogliere emozioni troppo confuse per essere dette.
Ed è proprio questo potere trasformativo della creatività, capace di dare forma al caos, di dare voce a ciò che non ha parole, che trova pieno riconoscimento anche in ambito terapeutico. È qui che l’arteterapia diventa un linguaggio privilegiato per accompagnare i momenti di passaggio e riscrivere la narrazione personale.
L’arteterapia: tra professione e intuizione
Esistono percorsi strutturati di arteterapia, guidati da professionisti, che offrono uno spazio sicuro per esplorare vissuti profondi. Sono strumenti preziosi, capaci di aiutare chi attraversa periodi di crisi, anche nella perimenopausa.
Ma accanto a questo esiste anche un altro spazio: quello dell’arte spontanea. Una forma di autoascolto accessibile a tutte, che non richiede competenze né risultati estetici. È sufficiente il desiderio di lasciar fluire qualcosa, di creare per prendersi cura di sé. È arte-terapia quando cuciamo senza fretta, disegniamo con i pastelli, modelliamo l’argilla, scriviamo su un quaderno, intrecciamo fili sul telaio.
L’arte non è solo un prodotto, è soprattutto un processo, non mi stancherò mai di ripeterlo. Un rituale quotidiano, un gesto intimo che ci connette a una parte profonda di noi stesse.
La fiaba come strumento di guarigione
Negli ultimi mesi, con La Tela della Luna, sto esplorando il linguaggio simbolico della fiaba e il suo potere di trasformazione. Raccontare storie è un atto di cura.
È un modo per rimettere ordine, per riconoscersi, per trasformare l’esperienza in significato.
La fiaba non spiega: parla per immagini, raggiunge la parte più antica e intuitiva di noi. È per questo che la considero uno strumento terapeutico, capace di aprire uno spazio di verità dove mente e corpo possono dialogare.
Non mi dilungo oltre, perché se ancora non conosci il progetto, puoi trovarlo qui: La Tela della Luna: introduzione al progetto
Concludendo: creare per non perdersi
La perimenopausa è un tempo di vulnerabilità, sì, ma anche di immenso potenziale. Se lo abitiamo con autenticità, può diventare l’occasione per liberarci da maschere e aspettative, e per tornare a casa — dentro noi stesse.
La creatività non è un passatempo: è un linguaggio di guarigione.
È uno spazio in cui il fare diventa essere. Non esiste una formula unica: ognuna trova il proprio modo.
Ciò che conta è sapere che quel modo esiste — e che possiamo cominciare in ogni momento, anche adesso.
