Non è la prima volta che su questo blog parlo di scrittura.
Se hai letto la mia nuova pagina Chi sono, avrai notato quanto la scrittura attraversi la mia storia personale e professionale: è sempre stata uno strumento di ascolto, di trasformazione, di integrazione dei cambiamenti. Eppure, anche dopo tre libri, mi ritrovo ancora qui a scrivere di scrittura.
Questo articolo nasce da un piccolo esperimento quotidiano: sto cercando un nuovo modo di tenere il mio diario, in forma digitale, e con mia sorpresa mi sto accorgendo che funziona molto bene per me. Non lo avrei detto qualche anno fa.
Se riscrivessi oggi i miei libri…
Ogni tanto mi capita di riprendere in mano i miei tre libri e sentire una strana sensazione. Non di rifiuto, ma di distanza.
La mia consapevolezza è in movimento, il primo libro, oggi non lo scriverei affatto. Gli altri due li scriverei diversamente. Con altre parole e altre sfumature di linguaggio. E va bene così. Sono fotografie di chi ero, capitoli della mia storia che non sento il bisogno di correggere, ma solo di lasciare vivere per conto proprio.
Nel libro Le parole del corpo ho dedicato un intero capitolo alla scrittura come pratica di consapevolezza. Rileggendolo oggi mi accorgo che molte cose le sento ancora vere, altre le guardo con tenerezza. All’epoca scrivevo a proposito del diario:
“È importante che venga scritto a mano creando uno spazio/tempo dedicato, facendolo diventare una esperienza corporea: il movimento della mano che scrive, il contatto con la carta, l’odore del diario…”
Per anni ho creduto profondamente in questo. La scrittura a mano come unica forma davvero incarnata, sensoriale, viva. La tastiera come qualcosa di freddo, distante, poco “corporeo”. Oggi mi accorgo che in questo pensiero c’era un po’ di rigidità e una forma sottile di ideologia. Con il tempo sto lasciando andare questo pregiudizio e mi sto concedendo di sperimentare anche una scrittura digitale, non per sostituire la carta, ma per affiancarla.
Il diario digitale: una scoperta inattesa
Quello che mi ha spinta a provare è stato anche qualcosa di molto concreto: il desiderio di semplificare, di non accumulare più quaderni, fogli, taccuini. Ma poi mi sono accorta che il diario digitale mi offre possibilità sorprendenti: parole e immagini convivono con facilità, le fotografie e i frammenti della giornata trovano posto accanto ai pensieri,rileggere è semplice, immediato, e tutto rimane in un unico spazio sempre con me.
La scrittura rimane scrittura. Cambia solo il supporto. Il corpo c’è comunque: negli occhi che scorrono, nelle dita che battono, nel ritmo che si crea. Forse il corpo non è solo nella mano che impugna una penna.
Forse è anche nel modo in cui abitiamo uno spazio, anche se virtuale.
Carta che si trasforma: dal diario scritto al diario visivo
La carta non è scomparsa dalla mia vita, ma sta cambiando funzione: sempre meno parole, sempre più immagini. Collage, colori, ritagli, piccoli frammenti visivi che sintetizzano ciò che non sento più il bisogno di spiegare. Il mio diario scritto a mano si sta lentamente trasformando in un diario disegnato. Un luogo dove non devo raccontare, ma solo evocare.
Forse la vera costante non è la forma della scrittura. Ma il fatto di continuare ad ascoltarsi. Che sia con una penna, una tastiera o delle forbici e una colla. Che sia con parole lunghe o con immagini silenziose. Scrivere, per me, resta questo: un modo per abitare i cambiamenti invece di subirli. Un modo per tenere traccia di chi eravamo, di chi siamo, di chi stiamo diventando.
Una mappa per il diario
Per chi non ha letto il libro, voglio condividere un piccolo “assaggio pratico” dei suggerimenti per tenere un diario che ascolti davvero il corpo e il mondo interiore.
- Scegli un tempo tutto tuo: un momento preciso della giornata, quando ti senti più presente.
- Spazio alla creatività: scrivi, disegna, incolla ritagli, colori, fotografie.
- Proteggi il tuo diario: è il tuo spazio sacro, leggibile solo da te.
- Lascia andare la forma: grammatica, sintassi, lunghezza… tutto secondario rispetto a ciò che senti.
- Rileggi: osserva connessioni, intuizioni, cambiamenti.
- Collegati al corpo: segna emozioni, sensazioni, movimenti, stati d’animo.
- Sogni e coincidenze: annota intuizioni, eventi significativi, momenti di meraviglia.
- Flessibilità: alterna scrittura libera e schemi strutturati secondo le necessità del momento.
- Niente obblighi: è un regalo che fai a te stessa, un atto di cura e presenza.
Questi suggerimenti sono strumenti generali: accanto a essi, nel libro presento anche diverse possibilità concrete di diario, pensate per adattarsi ai diversi momenti, alle emozioni e ai ritmi del corpo.
- Diario del mattino: scrivere appena svegli per liberare il mondo interiore e cogliere ciò che affiora dalla fase preconscia.
- Diario per lasciare andare: scrittura dedicata a situazioni o emozioni difficili da rilasciare.
- Diario della luce: esercizi di gratitudine e riconoscimento dei piccoli successi quotidiani.
- Diario del ciclo mestruale: osservazione consapevole delle quattro fasi del ciclo e delle emozioni ad esse collegate.
- Diario della meraviglia: annotare intuizioni, coincidenze, eventi significativi.
- Diario della creatività: spazio per idee, sogni, progetti, anche solo abbozzati.
- Diario dei sogni notturni: registrare i sogni per cogliere messaggi simbolici e insight personali.
- Diario delle emozioni: annotare ciò che affiora nel corpo per sviluppare consapevolezza emotiva.
- Diario del corpo: unire scrittura e ascolto corporeo, seguendo le tre fasi della metodologia (ascolto, scrittura, lettura).
Leggendo questi punti, puoi già immaginare il diario come uno spazio vivo: un angolo dove parole, immagini e gesti si intrecciano, dove ascolto e creatività convivono.
Foto di Sergi Kabrera su Unsplash
