Ci sono stagioni in cui la vita ci attraversa in modo diverso, apre nuovi spazi interiori e ci invita a fiorire.
Fiorire non è un premio, né un traguardo da conquistare una volta per tutte. È una dinamica viva, che si rinnova ogni volta che qualcosa dentro di noi trova il coraggio di aprirsi. È crescita, espansione, trasformazione e anche capacità di perdere vecchie forme per accoglierne di nuove.
Ci sono fioriture leggere, quasi impercettibili, e fioriture che arrivano dopo lunghi inverni interiori, quando tutto ciò che conoscevamo è stato spogliato, messo in discussione, trasformato. La crescita autentica non è lineare, è fatta di aperture e richiami, slanci e ritirate e significa anche attraversare stagioni di attesa, di sospensione, di silenzio, perché ogni seme ha il suo tempo per germogliare.
Fiorire è anche un atto di esposizione: aprirsi significa mostrarsi vulnerabili, esporsi al giudizio, all’imprevisto, al rischio di essere toccati, ma senza questa esposizione non esiste trasformazione reale. Il fiore che non si apre resta bocciolo, si protegge dal mondo, ma così rinuncia anche alla luce.
Fiorire non ha età
Non è mai troppo tardi per fiorire. Siamo abituati a pensare al fiorire come a qualcosa che riguarda l’inizio, la giovinezza, lo slancio, e invece è un evento che può accadere molte volte, e in età diverse, ogni volta con una qualità differente. Si può fiorire dopo una perdita, dopo una frattura, dopo una delusione; si può rifiorire quando si cambia direzione, quando si lasciano andare vecchie identità, quando ci si permette di essere diversi da come ci si era immaginati.
Ogni essere fiorisce a modo suo: alcuni in modo evidente, altri in modo silenzioso. Alcuni insieme, altri in solitudine. Nessuna fioritura è sbagliata se nasce da una verità interiore.
Il fiorire come gesto creativo
C’è un legame profondo tra fioritura e gesto creativo: creare significa portare fuori ciò che prima esisteva solo in potenza, dare forma all’invisibile, trasformare emozione e intuizione in qualcosa che può essere visto, toccato, attraversato. Ogni processo creativo è un processo di fioritura, richiede tempo, cura e la capacità di tollerare l’errore, l’imprecisione. Nulla fiorisce perfetto: la bellezza non nasce dall’assenza di difetti, ma dall’armonia che riesce a contenere anche l’imprevisto.
Fiorire, cambiare, rifiorire: i cicli di un percorso
Ogni progetto, ogni cammino, anche creativo, attraversa la propria ciclicità: ci sono periodi di semina, altri di crescita, altri ancora di trasformazione radicale. Cambiare forma non significa perdere identità, ma permettere all’identità di evolvere, e anche i luoghi di espressione — come uno spazio di scrittura, un blog, un progetto creativo — seguono questo movimento naturale, con fasi in cui nasce un bisogno preciso e altre in cui quel bisogno muta, si amplia, si sposta. La frequenza, i temi, i linguaggi cambiano perché cambia ciò che chiede di essere espresso. Non si tratta di discontinuità, ma di fedeltà al movimento della vita.
Nel corso degli anni, anche il mio blog ha seguito un movimento di fioritura continuo. Ci sono state stagioni dedicate alla consapevolezza del corpo, altre al cambiamento interiore, altre ancora alla creatività tessile e al macramè, che a un certo punto ha preso il centro della scena. Oggi lo sento come uno spazio più ampio, dove i temi ritornano, si intrecciano, si trasformano. Anche il ritmo è cambiato: non più una frequenza regolare, ma un tempo più lento e ascoltato, perché anche lo spazio di scrittura, come tutto ciò che è vivo, chiede a volte di rallentare e a volte di espandersi.
Fiorire non è un ideale da raggiungere, è un atto quotidiano, spesso imperfetto, a volte minuscolo. È scegliere di nutrire ciò che è vivo dentro di noi anche quando è fragile, concedersi di cambiare forma senza sentirsi sbagliati, restare in dialogo con le proprie stagioni interiori.
Fiorire, a volte, significa anche rallentare, uscire dalla logica della produzione costante, dare più spazio all’ascolto che all’affermazione, accettare che non tutte le stagioni siano uguali, che alcune siano fatte di frutti, altre di riposo, altre ancora di rinnovamento sotterraneo.
A volte il fiorire nasce da una parola che arriva al momento giusto, altre volte da un incontro, altre ancora da un gesto semplice — creare, annodare, scrivere, camminare, respirare — e talvolta è la vita stessa a indicarci la strada, attraverso un dolore, una malattia o un disagio.
Fiorire è un atto di fiducia, di coraggio, di amore.
E’ una possibilità che non smette mai di esistere, in nessuna età e in nessuna stagione della vita.
