“La Tela della Luna è un viaggio fatto di storie. Ogni racconto è una tappa, un incontro, un simbolo che illumina un pezzo del cammino interiore. Non c’è una sola strada: la trama si tesse passo dopo passo, e ogni filo porta con sé un insegnamento. Questa tappa parla dell’inizio: il momento in cui ci si incammina senza sapere esattamente dove porterà il sentiero. È il tempo della scelta, dell’ascolto e della fiducia nel primo passo.” Il viaggio inizia con l’ingresso in un tempo di trasformazione: il momento in cui si smette di cercare fuori e si comincia ad accogliere dentro.
C’era una volta una donna.
Non era più giovane, ma non si sentiva nemmeno anziana. Si trovava in un tempo sospeso, un territorio intermedio che non aveva nome. La vita intorno scorreva con la solita cadenza: giornate piene di compiti, gesti familiari, volti conosciuti. Eppure, dentro, tutto stava cambiando.
Non era dolore, non era un malessere definito. Era una vibrazione sottile che nasceva in profondità e risaliva verso la superficie. Il corpo cominciava a inviare segnali nuovi, incomprensibili. Emozioni che emergevano improvvise, pensieri che si rincorrevano come fili che non trovano un capo. I sogni diventavano più intensi, pieni di simboli che sembravano volerle dire qualcosa.
Una notte, stanca come non ricordava di esserlo mai stata, si addormentò con un peso nel petto e una domanda silenziosa che non aveva ancora forma. Quella notte non fu come le altre.
Si ritrovò in piedi, sola, in un luogo senza confini netti. Il cielo non aveva colore, l’aria era spessa, quasi ferma. Sotto i suoi piedi, inciso nella terra, c’era un disegno: una spirale continua, un labirinto. Nessun muro, nessun bivio. Solo una linea che si avvolgeva su se stessa, invitandola a seguirla.
Fece un passo. Poi un altro.
All’inizio il percorso la confondeva. Sembrava avvicinarsi al centro, poi ritornare verso l’esterno, in un alternarsi che la disorientava.
Forse mi sto perdendo, pensò. Non so dove sto andando.
Ma una parte di sé le disse di continuare. Non serviva capire: serviva procedere.
Il passo rallentò, diventò più attento.
Ad ogni curva affiorava qualcosa: un ricordo rimasto nell’ombra, un dolore trascurato, una gioia dimenticata. Il corpo parlava: gli occhi, le braccia, i piedi, il respiro. Tutto chiedeva di essere riconosciuto.
Non sapeva quanto tempo fosse passato, ma a un tratto si accorse di essere arrivata.
Era al centro.
Uno spazio vuoto, ma pieno di presenza. Silenzioso, ma vivo.
Si fermò. Rimase lì, respirando.
Fu allora che la vide. Accanto a lei, seduta a poca distanza, c’era una donna. Non aveva un’età precisa, eppure emanava un senso di antica familiarità. Non aveva detto il suo nome, ma lei lo conosceva già: Paumenosa.
La sua presenza era ferma e quieta, come se fosse lì da sempre. Tra le mani teneva un gomitolo e lo stava avvolgendo con gesti lenti, come se raccogliesse fili invisibili.
Si guardarono.
Per un po’ non ci furono parole.
Solo il rumore sottile del filo che si avvolgeva e il ritmo del respiro. In quel silenzio passavano pensieri e comprensioni che non avevano bisogno di essere detti. Gesti minimi, sguardi, un’intesa che scorreva come un fiume sotterraneo. Era un incontro atteso da tempo, e in quell’istante la donna comprese di non essere arrivata lì per caso.
Poi Paumenosa parlò:
— Ti aspettavo. Hai camminato nel labirinto e hai temuto di perderti. Ma in questo cammino non ci si perde: ci si ritrova.
A quelle parole le lacrime le scesero senza chiedere il permesso. Non erano di tristezza, ma di riconoscimento.
— Il labirinto che hai percorso non è un enigma — continuò Paumenosa — Non ha deviazioni né ostacoli. È unicursale: una sola via conduce al centro. Il tuo centro.
— Nel labirinto non scegli la direzione. Affidi i passi. Ti lasci condurre. E in quel lasciare andare, la parte più autentica di te comincia a parlare.
La donna comprese. Quella sensazione di confusione e inquietudine non era un errore: era una chiamata.
— Il centro non è una meta — disse ancora Paumenosa. — È un modo di essere. Da qui puoi ascoltare. Da qui puoi creare e tessere la trama che verrà.
Rimasero così ancora un po’, in silenzio, come a custodire quel primo incontro.
Camminare nel labirinto unicursale è una pratica antica di ascolto, meditazione e trasformazione. Non ci si perde: ci si ritrova. Scarica il labirinto unicursale da stampare
Percorrilo con il dito, con una penna o semplicemente osservandolo in silenzio.
Il viaggio comincia dentro di te.
