Questo è il primo articolo di una nuova serie dedicata alle fasi del processo creativo nel macramè. Una serie pensata per esplorare tutto ciò che si muove prima, durante e dopo ogni nodo. (Macramè: Un Viaggio Creativo Fase per Fase)
Prima che le mani si muovano, prima che il nodo prenda forma, c’è un momento, spesso silenzioso, in cui qualcosa inizia a muoversi dentro. È un’intuizione, un’immagine o una necessità. È il desiderio di creare, che chiede spazio per affiorare. E’ la fase dell’ispirazione e della progettazione. Un tempo sottile, interiore, dove il macramè non si vede ancora, ma già esiste. È un seme. Una sensazione che prende corpo, lentamente. A volte si manifesta in modo chiaro, altre volte resta sfocata.
Le idee che nascono non sempre sono pronte e definite: arrivano nei momenti più inaspettati – mentre cammini, stai per addormentarti, osservi la natura, o anche durante una conversazione. A volte restano lì, a decantare. Alcune si depositano in silenzio, altre bussano con urgenza.
Poi arriva il momento in cui si comincia a “vedere”. Non con gli occhi, ma con l’immaginazione. Un disegno, uno schizzo veloce, una palette di colori, un’idea di struttura. Per alcuni tutto è chiaro fin dall’inizio, per altri prende forma poco a poco, nodo dopo nodo. Anche qui non esistono regole: c’è chi progetta minuziosamente e chi lavora a istinto. L’importante è riconoscere il valore di questa fase: è il luogo in cui prendiamo contatto con la nostra intenzione creativa. È il momento in cui decidiamo cosa vogliamo dire con quella creazione, quale emozione vogliamo intrecciare.
Non sempre, però, il punto di partenza è poetico. A volte nasce da un bisogno pratico: un portavaso, un pannello per coprire un angolo vuoto, una decorazione per una festa.
Una richiesta, un regalo, un’esigenza. E va benissimo così. Il macramè può essere mille cose, e in questo sta la sua bellezza. Anche una richiesta apparentemente semplice può trasformarsi in un piccolo viaggio interiore, se solo gliene diamo la possibilità.
Non tutti si avvicinano al macramè per una ricerca di consapevolezza. C’è chi lo vive come un momento di svago, chi come una passione estetica, chi come artigianato e/o come un lavoro. Ognuno ha la propria sfumatura. Ne ho parlato anche nell’articolo Le mille facce del macramè.
Questa fase, insieme alla prossima che approfondirò nell’articolo della settimana prossima, non è sempre visibile a chi si avvicina al macramè in un contesto guidato, come un workshop o un laboratorio. In quei casi, è spesso l’insegnante ad averla già attraversata per preparare il progetto da proporre.
Al contrario, chi sceglie di praticare il macramè in autonomia ha l’opportunità di viverla pienamente. È un passaggio che invita a mettersi in ascolto profondo di ciò che si vuole davvero creare, al di là di modelli o indicazioni esterne.
Ma perché è così importante riconoscere e coltivare questo momento iniziale? Perché è qui che si accende – o si mantiene acceso – il fuoco creativo.
Quel fuoco non riguarda la produttività, ma la vitalità. È quella scintilla che ci fa sentire vive, presenti, collegate con ciò che ci anima. È uno stato dell’essere, più che del fare.
Anche quando non stiamo creando nulla di visibile, se il fuoco è acceso, anche la quotidianità si colora di senso. E tenerlo acceso non è scontato. Chi crea lo sa bene: arriva sempre un momento in cui l’idea chiede di diventare concreta. E lì, spesso, qualcosa si inceppa. Il respiro si accorcia, la mente si affolla, il corpo si irrigidisce. Perché realizzare un’idea significa esporsi, e a volte fa paura. Così si rimanda, si accantona. E poco a poco, il fuoco si affievolisce.
Ma non è mai troppo tardi per riaccenderlo. Anche un’idea rimasta in sospeso può custodire valore. Anche i sogni nel cassetto, come ho raccontato in questo articolo, hanno la loro funzione: tengono aperta una porta.
E a volte basta un piccolo gesto, un atto simbolico, per tornare a far circolare energia creativa. Quando un’idea diventa macramè, qualcosa dentro di noi prende forma insieme a lei.
