Il mito dei 10.000 passi

Il mito dei 10.000 passi

Ricominciando, ho iniziato anche un percorso con il metodo Feldenkrais, una pratica che, attraverso l’ascolto profondo del corpo, rende consapevoli dell’organizzazione del proprio sistema neuromuscolare. Ho cominciato con una serie di sedute individuali di integrazione funzionale, dove il lavoro è molto preciso e personalizzato, e poi sono passata alle lezioni di gruppo. Ed è stato illuminante: ho scoperto compensazioni che portavo da chissà quanto tempo e ho capito che molte di quelle compensazioni non erano solo neuromuscolari ma rispecchiavano anche modi di stare nel mondo, di rispondere agli eventi, di trattenere cose che avrei potuto lasciare andare. È un percorso che sto ancora facendo, e che continua a sorprendermi.

  • Le scarpe

Le scarpe meriterebbero un articolo a parte, perché trasformano radicalmente la biomeccanica del passo. Una scarpa con tacco alto inclina il bacino in avanti, aumenta la lordosi lombare e portata ogni giorno ridisegna la postura. Le scarpe con suola spessa e ammortizzata inibiscono il feedback dal terreno: il piede smette di “sentire” e i muscoli si atrofizzano. Comode? Sì. Ottimali per il piede? Non sempre. Le scarpe minimaliste o barefoot fanno il contrario: restituiscono sensibilità, riattivano la muscolatura del piede, ma richiedono una transizione graduale per chi ha un piede che ha dimenticato di lavorare. Insomma, non esiste la scarpa perfetta per tutti, ma può esistere la scarpa giusta in base al nostro cammino e la si può trovare solo sperimentando e facendo un lavoro attento sul proprio modo di camminare.

  • Il motivo

C’è una differenza enorme tra camminare perché l’app ti dice che sei a 8.400 passi, e camminare perché abbiamo bisogno di aria o perché dobbiamo scaricare una brutta giornata. La motivazione cambia letteralmente il modo in cui ci muoviamo. Chi cammina per smaltire l’ansia cammina in modo diverso da chi cammina per esplorare. Il corpo ascolta il motivo e si organizza di conseguenza.

I 10.000 passi non sanno se siamo presenti mentre camminiamo o se guardiamo Instagram. Non sanno se il piede destro compensa un disallineamento del bacino, non sanno se stavamo respirando o trattenendo il fiato, se il sole batteva in faccia o se eravamo in un parcheggio sotterraneo. Sono un numero, e i numeri non ascoltano il corpo. Il corpo, invece, ascolta tutto e registra tutto, anche quello che non vediamo.

Il contatore di passi è solo un promemoria per ricordarci di non restare fermi tutto il giorno, utile come soglia minima contro la sedentarietà, ma non può essere un obiettivo sinonimo di salute.

E con questo, auguro a tutti buon cammino!

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