“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, recita il proverbio. Un modo di dire che conosciamo bene e che spesso utilizziamo per descrivere quella distanza, talvolta scoraggiante, tra l’intenzione e l’azione. Ma oggi vorrei prendere in prestito quella formula e trasformarla in qualcosa di nuovo, qualcosa che meglio descrive la mia esperienza personale e il mio lavoro quotidiano: tra l’essere e il fare, c’è di mezzo il creare.
Una frase che contiene un gioco di parole ma anche un invito e un’intuizione.
Viviamo in un tempo in cui siamo spesso chiamati a scegliere tra due polarità: da una parte il fare, inteso come produzione, efficienza, risultati. Dall’altra l’essere, che rimanda a uno stato di presenza, di ascolto, di connessione interiore. Il rischio, quando si resta troppo a lungo su un solo versante, è quello di sentirsi squilibrati: troppo immersi nell’azione si perde contatto con sé stessi; troppo concentrati sull’interiorità si rischia di restare immobili.
Ed è qui che entra in gioco la dimensione del creare.
Il creare come ponte tra mondi
Creare è un gesto che unisce. Quando realizziamo qualcosa con le nostre mani – che sia un disegno, un ricamo, un nodo di macramè o una poesia – stiamo abitando simultaneamente l’essere e il fare. Stiamo mettendo in moto il corpo e la mente, ma anche il cuore. Creare non è solo un’attività. È una pratica, una via, una possibilità di integrazione.
Nella mia esperienza personale e nei percorsi che guido con adulti in cerca di maggiore consapevolezza, ho visto spesso quanto il gesto creativo possa diventare un’àncora. Non tanto per il risultato estetico o la perfezione tecnica, quanto per il processo stesso che si attiva: un processo che calma, che riporta al presente, che libera.
L’importanza degli hobby creativi
Ci sono momenti nella vita in cui le parole non bastano. Ci sono transizioni, trasformazioni, difficoltà, lutti o rinascite che chiedono linguaggi diversi per essere attraversati. In questi momenti, hobby creativi come il disegno, il cucito, la ceramica, la scrittura, il macramè possono diventare veri e propri strumenti terapeutici. Eppure, spesso li consideriamo passatempi, attività da relegare ai ritagli di tempo, come se non avessero un valore reale.
Io credo che sia arrivato il momento di restituire dignità a queste pratiche. Di riconoscerle come vere e proprie risorse per il benessere personale. Perché un filo annodato può raccontare molto più di quanto immaginiamo. Perché il silenzio mentre si tesse può diventare una preghiera. Perché nel creare con le mani, troviamo uno spazio di verità.
Il creare ci insegna ad abitare il presente. A rallentare. A dare forma, a volte anche inconsapevolmente, a ciò che si muove dentro di noi. Non è un caso se tante persone riscoprono la bellezza delle arti manuali proprio nei momenti di crisi o cambiamento. È come se le mani sapessero cosa fare, anche quando la mente è confusa.
Credo che ciascuno di noi abbia bisogno, oggi più che mai, di ritrovare quel tempo lento in cui creare diventa una forma di meditazione attiva, di riconnessione profonda. Uno spazio in cui non dobbiamo essere “bravi” o “produttivi”, ma semplicemente presenti.
Un invito alla creatività
Il mio invito, oggi, è questo: prova a inserire nella tua quotidianità un piccolo gesto creativo. Non importa cosa scegli. Non deve essere perfetto, né utile. Deve solo essere tuo. Un gesto che ti faccia sentire intera, intero. Che ti permetta di ascoltarti e di esprimerti, anche solo per qualche minuto al giorno.
Tra l’essere e il fare, c’è di mezzo il creare. E forse è proprio lì, in quel mezzo, che possiamo trovare l’equilibrio che cerchiamo.
