Dopo una pausa di scrittura, riprendo il filo del blog con un articolo che, in un certo senso, esce dal tracciato abituale. Non parlerò direttamente di macramè, ma di qualcosa che ne è profondamente connesso: il lato più meditativo e terapeutico dell’arte, la necessità di nutrire il proprio artista interiore e il valore della pausa nel processo creativo. Questa riflessione nasce da un’esperienza vissuta a Lanzarote, un luogo che mi ha parlato attraverso il silenzio, il paesaggio e l’incontro con l’arte di César Manrique.
Ci sono luoghi che parlano a chi sa ascoltare. Lanzarote è uno di questi. Un’isola dove i vulcani dormienti emanano un’energia profonda come una forza sotteranea che non esplode, ma che nutre, avvolge e trasmette quiete.
Durante dieci giorni di immersione nella natura, ho sentito il respiro lento dell’isola fondersi con il mio. Il nero lavico misto al rosso/marrone della terra, il verde dei catcus, le tonalità del blu/ azzurro dell’oceano e il vento che modella ogni cosa: tutto parla di un’attività silenziosa che lavora nel profondo. Ed è qui che ho compreso, ancora una volta, quanto la pausa sia parte essenziale della creazione.
La pausa come spazio fertile per la creazione
La mia energia creativa di questo ultimo anno ha molto in comune con l’energia dei vulcani di Lanzarote. Apparentemente fermi, in realtà pulsano, trasformano, preparano. La pausa non è inattività, ma uno spazio di raccolta, di sedimentazione. Un momento in cui ciò che sembra fermo sta in realtà preparando il terreno per nuove “eruzioni” di idee, di ispirazioni.
Quando ci si concede una vera pausa, si scopre che il silenzio e il vuoto non sono assenze, ma spazi fertili. A Lanzarote, immersa in paesaggi che sembrano appartenere a un altro tempo, ho sentito questa verità con una chiarezza inaspettata. Il paesaggio vulcanico, con le sue distese di lava solidificata e i crateri che disegnano l’orizzonte, racconta di un’attività che continua sotto la superficie, invisibile ma costante.
Anche il processo creativo segue lo stesso ritmo. Siamo abituati a pensare che la produttività sia sinonimo di movimento continuo, di risultati tangibili. Ma la creazione non è solo azione: è anche attesa, raccoglimento, ascolto. Come la lava sotto terra, le idee hanno bisogno di tempo per prendere forma. Senza questo spazio di silenzio, rischiamo di sovraccaricarci, di riempire ogni istante senza lasciare che nulla decanti.
So che ho già trattato questo argomento in un articolo scritto lo scorso giugno ( Come Nutrire il proprio Artista Interiore: la Blogletter di Giugno). Oggi, dopo questa pausa, ne sento ancora di più la forza. La pausa non è una resa, né un’interruzione forzata: è una scelta consapevole,
Su questa isola, ogni cosa sembra custodire questa saggezza. È un equilibrio perfetto tra attesa e trasformazione. Ed è questo che porto con me al rientro: il ricordo di un silenzio che crea, di una pausa che nutre, di un vuoto che non è mancanza, ma possibilità.
L’incontro con César Manrique
Ma a Lanzarote, non è solo la natura a trasmettere questa sensazione di equilibrio tra pausa e creazione. C’è un altro spirito che aleggia sull’isola, uno sguardo che ha saputo interpretarla e trasformarla senza mai tradirne l’essenza: quello di César Manrique.
Le sue opere sono ovunque, non solo nei luoghi che ha progettato, ma nell’atmosfera stessa di Lanzarote. È come se la sua visione fosse ancora viva, capace di dialogare con la terra, con il vento, con la lava solidificata. Manrique ha saputo fondere arte e natura, lasciando che l’una esaltasse l’altra, senza sopraffarla. Scoprire il suo lavoro è stato per me un incontro potente, un’ulteriore conferma di quanto il processo creativo sia un continuo gioco tra pieni e vuoti, tra intervento e ascolto, tra azione e contemplazione.
Le sue architetture, i suoi interventi nel paesaggio non impongono, ma accompagnano. Il suo sguardo ha colto ciò che c’era e lo ha trasformato senza cancellarlo. Ed è esattamente questo il principio che sento più vicino: l’arte non deve per forza aggiungere, a volte deve solo rivelare ciò che è già presente.
Quello che ha reso ancora più speciale il mio incontro con le opere di César Manrique è stata la sua totale inaspettatezza. Non conoscevo il suo lavoro prima di venire qui, e non avrei mai immaginato che potesse parlarmi in modo così diretto. A volte la creatività funziona proprio così: non sempre sappiamo in anticipo cosa ci servirà, chi o cosa risuonerà con il nostro percorso. Ma se ci permettiamo di ascoltare senza preconcetti, se smettiamo di cercare risposte razionali e ci affidiamo all’intuito, accadono incontri che lasciano il segno.
La creatività non è solo progetto e tecnica, è anche ascolto e accoglienza di ciò che arriva, anche quando non lo stavamo cercando.
E con questa nuova energia, riprendo il filo della scrittura e della creazione, consapevole che ogni pausa porta con sé la promessa di una nuova fioritura.
