Le foglie in macramé sono spesso protagoniste nei corsi per principianti. Semplici da realizzare e visivamente piacevoli, rappresentano un ottimo punto di partenza per esplorare l’arte di annodare. Tuttavia, ammetto che non mi hanno mai davvero conquistato, è una questione di gusti. La loro bellezza si scontra spesso con la necessità di un trattamento rigido: per rimanere in forma hanno bisogno di essere trattate con colla vinilica o spray fissanti altrimenti tendono a “lasciarsi andare”, accartocciandosi e assumendo un aspetto spettinato e imperfetto. Proprio quell’imperfezione, per molti poco estetica, è stata invece la chiave per la creazione del mio arazzo dedicato all’autunno.
In questo arazzo l’imperfezione non è nascosta, ma messa in evidenza. Le foglie accartocciate sono un riflesso di come possiamo scegliere di allentare la presa sul perfezionismo. L’imperfezione diventa un modo per accettare il cambiamento e la naturale evoluzione delle cose, come le foglie che, senza resistenza, si lasciano andare alla loro forma naturale.
Quando ho iniziato a lavorare a questo pezzo, ho deciso di lasciare che le foglie si presentassero in tutta la loro naturalezza: spettinate, accartocciate, persino un po’ storte. Volevo che fossero un riflesso di quella sensazione di imperfezione che, nel macramé come nella vita, può essere accettata e valorizzata. Ho volutamente evitato di trattarle con colle o fissativi, e ho tagliato i bordi delle foglie in modo leggermente irregolare. Questo dettaglio, apparentemente trascurabile, è stato in realtà una scelta per rappresentare l’imperfezione come parte integrante della bellezza e dell’autenticità.
Guardando l’arazzo finito, mi rendo conto che esso rappresenta molto più di un semplice pezzo decorativo: è una riflessione profonda sul concetto di perfezionismo. Questo tema, che ho trattato in uno dei capitoli del mio libro “Nodi di benessere: il potere terapeutico del macramé”, mi accompagna ormai da tempo. Come molte persone, ho spesso inseguito la perfezione in ciò che faccio: nel lavoro e nella vita quotidiana. Tuttavia, con il passare del tempo, ho compreso che l’imperfezione non solo è inevitabile, ma può diventare una preziosa fonte di bellezza e significato.
Realizzare questo arazzo è stato un esercizio di lasciare andare il controllo e abbracciare ciò che è imperfetto. Ho permesso ai fili di arruffarsi, di seguire percorsi spontanei e liberi, senza insistere che scendessero dritti e ordinati verso terra. Ho lasciato che i bordi delle foglie in macramé si sfilacciassero, che non fossero perfettamente allineati o simmetrici. Queste imperfezioni, piuttosto che essere difetti da correggere, sono diventate l’anima dell’arazzo, un simbolo di quanto possa essere liberatorio e autentico accettare ciò che non è perfetto.
È stato un modo per abbracciare l’imperfezione come una parte integrante non solo nel lavoro artistico, ma anche nella vita. Ogni nodo, ogni filo fuori posto riflette il processo di crescita personale e la bellezza dell’impermanenza. In fondo, è proprio attraverso le piccole imperfezioni che riusciamo a scorgere la nostra vera essenza, lasciando spazio alla vulnerabilità e all’autenticità.
