“Creare un arazzo in macramé significa fare un viaggio tra gli infiniti paesaggi del mondo interiore e, a volte, incontrare archetipi e personaggi che lo vivono.”
La mia esperienza con il macramé e l’arte tessile è prevalentemente intuitiva e corporea: è una meditazione creativa e una pratica di ascolto profondo. Mi è capitato spesso di trasformare la creazione di un arazzo in un viaggio dentro di me. Con questo lungo articolo voglio iniziare a raccontarti in cosa consiste il viaggio di un arazzo in macramé.
Quando creo un arazzo con la tecnica del macramé percorro diverse fasi di un processo, alcune molto diverse tra loro. Ogni fase lascia emergere una caratteristica specifica. Ogni mio arazzo segue una strada diversa, nonostante questo, sono riuscita ad identificare 4 grandi tappe nel processo creativo :
- ISPIRAZIONE
- PROGETTO
- NODI
- DISTACCO
ISPIRAZIONE

Il desiderio di creare un arazzo con la tecnica del macramé nasce dal centro, dalla casa dell’intuito. La fase dell’ispirazione è la fase che richiede l’ascolto del corpo, la centratura e spesso anche l’utilizzo di carte oracolo, di Tarocchi e Rune.
A volte è la lettura di un libro che mi “spinge” a creare un arazzo, a volte il bisogno di creare un arazzo nasce da una consapevolezza interiore nata dopo una pratica di meditazione. L’ispirazione è sempre in perfetto equilibrio tra esterno ed interno.
Legni, corde e colori

L’intuito e l’ascolto profondo mi guidano anche nella scelta del legno e dei colori.
I legni che utilizzo vengono dal bosco o dalla spiaggia e rappresentano una parte importante del lavoro. L’autunno e la primavera sono le stagioni perfette per andare sulla spiaggia alla ricerca di legni lasciati dal mare. L’estate invece è la stagione migliore per cercare legni nel bosco e magari trovare anche un po’ di fresco.
Il legno che viene utilizzato per creare un arazzo ha un ruolo spesso sottovalutato o preso in considerazione solo come sostegno dei fili. Io credo che tutto sulla terra abbia una vibrazione energetica specifica, anche i legni che trovo a terra. Tutto questo, per come io vivo il macramé, è molto importante.Ci sono legni che ricordano visi di animali, altri che richiamano code o pinne di pesce, altri ancora che hanno venature circolari che ricordano un occhio.
A volte un progetto parte proprio da un legno, altre volte impiego più giorni per trovare il legno giusto per uno specifico lavoro.
L’energia dei colori è l’altro elemento che prendo in considerazione nella fase di ispirazione lasciandomi guidare dall’intuito e dalla risonanza corporea. Ogni colore vibra e risuona con il nostro campo energetico in modo diverso in base alla fasi della vita che stiamo vivendo. Ci sono periodi in cui un determinato colore ci chiama in modo insistente e periodi in cui certi colori ci risultano fastidiosi. (Quando creo un arazzo su commissione la scelta del colore e del legno viene fatta direttamente dal cliente.)
Dall’ispirazione all’intenzione
L’intenzione è il momento che separa la fase dell’ispirazione da quella del progetto.
E’ l’intenzione che crea la direzione del progetto. A volte arriva forte e chiara ad esempio: “voglio creare un arazzo/totem che possa portare energia di protezione” oppure “Voglio creare un arazzo che possa portare gioia in quella casa, a quella persona”. A volte, invece, l’intenzione è confusa e sento solo il bisogno di creare. A lavoro terminato, nella fase di osservazione e distacco, l’intenzione si mostra evidente con il suo messaggio.
PROGETTO

Avere un’intenzionalità è ciò che mi guida nella fase dell’annodatura, ma prima di annodare è necessario preparare i materiali e organizzare lo spazio e il tempo ed è questa la fase del progetto.
Durante la progettazione creo un piano di azione e un elenco del materiale che mi servirà per la fase di annodatura. Il piano di azione consiste sia nello stabilire i tempi di lavoro in modo da rendere fluida e libera la creazione sia nella definizione del disegno e la scelta dei nodi da fare. Nell’elenco del materiale, oltre ai legni , dedico del tempo anche per scegliere i fili e abbinare i colori se l’arazzo prevede più di un colore.
La scelta del filo
Per quanto riguarda la scelta del filo, molto dipende dal lavoro che voglio fare e dal risultato che voglio ottenere. Ci sono corde con le quali non è possibile ottenere delle frange, ci sono diversi spessori e diversi materiali (cotone, lino, juta etc.).
Al di là dello spessore e della caratteristica (filo unico, filo ritorto, cordino etc.) io preferisco utilizzare solo fili provenienti da materiale riciclato e non trattato chimicamente. Mi piace pensare che i miei lavori creativi abbiano una direzione di eco-sostenibilità e di attenzione allo spreco. Nell’ambiente della moda e del tessile infatti gli scarti sono molti e sapere che le mie corde vengono da un processo di trasformazione di questi esuberi aggiunge un tocco di gratitudine in più al mio lavoro.
La definizione del disegno
La definizione del disegno è di fondamentale importanza perché mi permette di conoscere la quantità di filo che sarà necessaria in base anche ai nodi che farò. In base allo spessore della corda e alla caratteristica del nodo avrò bisogno di tagliare fili più o meno lunghi. In questa fase la calcolatrice è la mia alleata 😉
Per calcolare quanti metri servono per un arazzo ci sono diverse tecniche, ma con l’esperienza, e anche grazie al confronto con altre artiste di macramé, ho trovato il modo migliore e più sicuro. E’ una tecnica che spiego nei miei laboratori pratici.
I tempi di lavoro
I tempi di lavoro sono un’altra parte importante della fase di progettazione alla quale dedico attenzione. Consiste nel lasciare uno “spazio-tempo in agenda” per il macramè e riuscire in questo modo a godersi il momento senza avere la sensazione di avere altre cose da fare.
La fretta non è una buona compagna per il lavoro creativo.
Quando inizio ad annodare porto anche attenzione alla postura e faccio degli intervalli regolari per riposare.
Ammetto che la fase di progettazione è quella che più mette a dura prova la mia pazienza, nonostante le riconosca dei grandissimi meriti. Una volta che il piano di azione è definito e il materiale è pronto, la fase di intreccio e annodatura sarà ancora più libera e divertente. Di solito tengo due o tre progetti pronti e il giorno stabilito mi lascio guidare dal momento per scegliere quale arazzo creare.
I NODI

Nella fase dell’annodatura c’è la parte di consapevolezza corporea che si fonde con l’aspetto creativo. Se la fase della progettazione è stata organizzata con cura allora posso lasciarmi guidare dai nodi ed entrare nel flusso. Quando annodo provo una sensazione simile a quella dello stato meditativo.
A volte il macramè mi è di aiuto per recuperare energia da un periodo di stanchezza mentale e/o da pensieri ricorrenti. In questo caso utilizzo lavori con un nodo solo o al massimo due che si ripetono a lungo (come quando creo borse o astucci) .
Durante l’intreccio e l’annodatura la consapevolezza corporea entra in gioco non solo attraverso le mani, ma anche con tutto il corpo. In base al lavoro da realizzare infatti assumo posture diverse (in piedi, seduta a terra, seduta su una sedia) e ho consapevolezze diverse.
Io prediligo lavorare in piedi (senza scarpe) mantenendo un buon contatto con il pavimento, facendo attenzione al lavoro delle spalle e regolando l’altezza del supporto per non inclinare troppo il collo o sovraccaricare le braccia con la tensione muscolare.
Il contatto dei piedi al pavimento mi mantiene radicata a terra mentre lavoro “connessa” in alto. Le mani diventano canali che fanno scorrere un filo di energia tra le dita.
La fase dei Nodi è quella fase in cui “come per magia” appare il disegno.
DISTACCO

Questa fase finale ha molto in comune con quella iniziale dell’ispirazione in quanto è prevalentemente intuitiva ed energetica.
Dopo aver terminato la fase dell’annodatura lascio passare un po’ di tempo, in modo che i fili e i nodi possano prendere bene forma e soprattutto che io possa prendere una giusta distanza dal prodotto finito.
La fase del distacco è una fase molto particolare e delicata, è il momento in cui osservo da un altro punto di vista il lavoro e faccio degli aggiustamenti (se necessari). Spesso prendo del tempo per respirare e fare un po’ di silenzio permettendo allo sguardo di giocare con gli intrecci creati dai nodi.
Osservo senza giudizio e con gratitudine il viaggio compiuto nel mio mondo interiore durante tutto il processo creativo. Quando sento che il processo è terminato prendo la distanza dal macramè e lascio che possa liberarsi e trovare il suo posto.
Il processo di distacco è un processo che compio sempre con ogni mia creazione (sia con i libri che ho scritto che con le pratiche di consapevolezza che organizzo) e che mi permette di non identificarmi con il prodotto finale pur riconoscendo che dentro a quella creazione c’è una parte della mia energia.
