Questo è un articolo tecnico dedicato all’arte tessile, come quelli che ho già scritto su fiber emballage, macraweave e pixel macramè. Ma stavolta il protagonista è qualcosa di minuscolo: il micromacramè.
Devo essere sincera: non sono mai stata una grande appassionata di micromacramè. Amo i fili grossi, le corde, il gesto ampio e la soddisfazione fisica di un arazzo che occupa spazio. Eppure, come spesso accade nei percorsi creativi, mi sono trovata a sperimentare anche ciò che non avevo previsto. Ultimamente mi è capitato di realizzare alcuni braccialetti e piccoli gioielli da meditazione, creati sempre con un’intenzione, con quella cura che ormai guida tutti i miei gesti, e mi è piaciuto più di quanto immaginassi.
Cos’è il micromacramè ?
Il micromacramè non è una tecnica diversa dal macramè. Si tratta di eseguire gli stessi nodi e schemi utilizzando materiali molto più sottili: fili con un diametro di circa 0,5 o 1 millimetro. Questo permette di realizzare creazioni estremamente fini, spesso destinate a braccialetti, collane, cavigliere o piccoli accessori. È proprio questa riduzione di scala a dare un aspetto completamente diverso agli oggetti realizzati, pur mantenendo intatta la struttura tipica del macramè.
La questione della scala
Nel mondo delle arti tessili esiste, diciamolo, una certa tendenza a schierarsi: chi difende il macramè su grande scala e chi è conquistato dalla precisione quasi orafa del micro macramè. Io stessa avevo i miei pregiudizi, poi ho cominciato ad annodare fili sottilissimi e ho capito che non era un’altra disciplina: era la stessa. Il micromacramè è una variazione di scala, non di significato. Lo stesso gesto, la stessa presenza, applicati a materiali diversi e a oggetti di dimensioni ridotte. Detto questo, sarebbe riduttivo affermare che la sola differenza sia la misura del filo.
Ci sono alcune caratteristiche che rendono il micromacramè una pratica con una propria identità e una di queste è la portabilità. Portarsi dietro l’occorrente per un braccialetto è ben altra cosa rispetto all’organizzazione necessaria per annodare un arazzo. Il micromacramè si trasforma così in una perfetta arte tessile da viaggio: una piccola tavoletta di sughero, qualche spillo, un rotolo di filo e si può lavorare ovunque, in treno, in un caffè, in giardino.
Cosa si può realizzare
Le possibilità sono più ampie di quanto si immagini all’inizio. I gioielli sono l’uso più immediato: braccialetti, collane, cavigliere, anelli, pendenti. Ma il micromacramè non si ferma lì. Si possono creare segnalibri finissimi, piccoli amuleti, cinture sottili, fermagli per capelli o portachiavi. La scala ridotta apre a oggetti che il macramè classico non potrebbe contenere, e questa è una libertà tutta sua. Nel mio caso, è stato naturale intrecciare piccoli oggetti portatori di significato: bracciali con un’intenzione, pendenti simbolici, piccoli talismani che accompagnano, ricordano e custodiscono.
Materiali e strumenti
Anche nel micromacramè la scelta del filo è fondamentale: i materiali indicati per questa arte sono principalmente due.
Il poliestere cerato è il materiale di riferimento per chi lavora con fili molto sottili, da 0,5 a 1,5 millimetri. I fili sono avvolti insieme in una struttura che li rende particolarmente robusti, resistenti allo sfregamento e ai lavaggi, con colori brillanti e stabili nel tempo. La cera trattiene i nodi in modo eccellente: è la caratteristica che lo rende insostituibile per la gioielleria in micromacramè. Essendo sintetico, le estremità si possono bruciare e sigillare, evitando qualsiasi elemento aggiuntivo e ottenendo oggetti puri, costruiti interamente di filo.
Il secondo materiale indicato per il micromacramé è il cotone cerato. Resistente e facile da annodare, le estremità richiedono chiusure metalliche e/o una goccia di colla per essere fissate.
Detto questo, io credo che i fili non conoscano le etichette che gli abbiamo messo sopra. Un filo da ricamo può diventare un segnalibro meraviglioso, morbido al tatto, con colori che le corde da macramè non hanno. Un filo da tessitura può sorprendere tra le dita in modi che non ci si aspetta. Sperimentare è parte della pratica, forse la parte più viva. Prendete un filo qualunque, annodatelo, e scoprite dove vi porta.
Per chi vuole iniziare
Se il micromacramè vi incuriosisce ma non avete mai annodato prima, vi consiglio di non partire subito dai fili sottilissimi. Meglio iniziare con una corda a tre capi da 3 mm, che permette di capire la struttura dei nodi e di allenare le mani al ritmo giusto. Solo dopo aver acquisito una buona familiarità con i nodi base potrete passare alle misure più fini senza perdere il filo, in tutti i sensi.
Gli strumenti necessari sono pochi: una tavoletta di sughero, un tappetino in gommapiuma o una cartelletta in cartone, spilli o mollette per fermare il lavoro, e tanta pazienza, quella non è mai uno strumento opzionale.
Un’arte che insegna a stare
Che sia macramè moderno o micromacramè, rimane sempre una pratica lenta, che invita a guardare in profondità. Mentre le mani si muovono sui fili, qualcosa dentro si calma e si allinea. Il valore non è solo nel risultato, ma soprattutto nel processo.