Fin dall’inizio, Intrecci di lettura è nato con l’idea di non seguire un unico filone, ma di intrecciare stili, approcci e voci diverse, per accogliere le tante sfumature che compongono la relazione tra lettura e creatività. Siamo arrivati al nono appuntamento, e dopo aver incontrato libri che parlano di trasformazione personale (Non ti scordar di te, La via dell’artista, Agguato creativo e Diventa chi sei ), di artigianato consapevole (Mindful Macramé, The Power of knots e Fatto a mano), di psicologia (Craft Psychology), e di percorso artistico interiore, oggi tocca a un libro che arriva dal mondo della maglia.
Devo essere onesta con voi fin dall’inizio: la maglia non è il mio mondo, non la pratico, non mi attira come disciplina, e non è tra le arti tessili che sento più vicine al mio percorso. Eppure questo libro mi ha parlato in modo inaspettato, e forse è proprio questo il senso più profondo di una rubrica come questa: certi libri sanno raggiungerti anche quando non parlano esattamente di te.
Il libro a cui mi riferisco è A maglia lenta di Maryvonne Rippert — pubblicato in Francia con il titolo originale Tricotez votre bien-être. Petit traité de tricot zen e tradotto in italiano con il titolo A maglia lenta.


La cosa che mi ha colpita di più, prima ancora dei temi, è chi è Maryvonne Rippert. Lei non è una maglista di professione, ma una scrittrice, giornalista di formazione, poi autrice di romanzi per ragazzi e animatrice di laboratori di scrittura. La maglia, però, la conosce da sempre: l’ha imparata da giovane e non l’ha mai abbandonata del tutto. È una presenza silenziosa nella sua vita, qualcosa che torna nei momenti in cui le parole non bastano. Ed è proprio in uno di quei momenti, una crisi da pagina bianca, quel silenzio pesante che chi scrive conosce bene, che la maglia diventa qualcosa di diverso. Una via d’uscita laterale, inaspettata, che non passa per le parole.
Questo libro ha parlato anche alla mia parte di scrittrice, prima ancora che a quella di creatrice con le mani. Conosco quella sensazione: il blocco, il silenzio, la fatica di non riuscire a fare ciò che senti di dover fare. E so anche, per esperienza diretta con il macramè, che a volte la via d’uscita non è forzare, ma spostarsi. Portare le mani altrove, lasciare che il gesto fisico faccia quello che le parole, in quel momento, non riescono a fare.
Quello che è successo a lei con la maglia è un po’ quello che è successo a me con i nodi. E credo sia quello che può succedere a molte persone che scoprono o riscoprono le tecniche creative in un momento di difficoltà. Non importa quale tecnica creativa scegliate, conta il gesto, il ritmo e il fatto che le mani continuino a muoversi anche quando tutto il resto si è fermato.
Il libro ha un tono caldo e personale. Maryvonne Rippert scrive con leggerezza, con ironia, con la capacità di passare da un aneddoto divertente a una riflessione profonda. Si sente l’esperienza di una persona che conosce davvero la maglia nei dettagli tecnici, nelle piccole frustrazioni, in quei momenti in cui il lavoro non torna e bisogna disfare tutto, ma che non la usa mai come scudo.
Il libro si muove su più livelli: c’è la riflessione personale e autobiografica, ci sono gli aneddoti storici sulla maglia come pratica ancestrale e culturale, ci sono riferimenti scientifici sui benefici del fare manuale, e ci sono anche sezioni più tecniche come le curiosità sui punti, sui filati, e sulla storia, scritte sempre con leggerezza, mai con il tono del manuale. Non è un libro per imparare a lavorare a maglia, è un libro per capire perché vale la pena farlo, o rifarlo, o non smettere mai.
Uno dei concetti centrali è che ogni fase del lavoro, dalla scelta della lana fino all’ultima riga, può diventare metafora di un cammino personale. La maglia, in questo senso, come il macramè, come la tessitura, come qualsiasi pratica artigianale vissuta con presenza, diventa un pretesto per parlare di ciò che riguarda chiunque scelga di creare con le mani: il bisogno di rallentare, di ascoltarsi, di trovare nel gesto creativo uno spazio di cura vera.
Ve lo consiglio se state attraversando un momento di blocco, creativo, personale, qualsiasi. Se sentite che le parole non arrivano, che l’energia si è esaurita, che avete bisogno di trovare un nuovo ritmo. Ve lo consiglio se amate la maglia e volete ritrovarla in un libro che la racconta con affetto e intelligenza. Ma ve lo consiglio anche se, come me, la maglia non è il vostro mondo, perché la storia di Maryvonne Rippert parla di qualcosa di universale: una donna che si ferma, prende un filo tra le mani, e da lì ricomincia.
Intrecci di lettura non nasce per recensire libri, ma per incontrarli. Per lasciarli entrare, risuonare, a volte disturbare, a volte illuminare. E per portare poi nel quotidiano ciò che sanno smuovere dentro.
Se hai voglia di raccontarmi di un libro che ti ha accompagnata, ispirata o aiutata a capire meglio chi sei, scrivimi nei commenti o via mail. Sarà bello creare insieme una piccola biblioteca condivisa, fatta di titoli che nutrono, orientano, aprono strade.