Questo è l’ottavo appuntamento della rubrica Intrecci di lettura, uno spazio che dedico ai libri che esplorano la relazione tra creatività, benessere e arti tessili. Nel tempo vi ho proposto testi molto diversi tra loro: libri che parlano di cambiamento, trasformazione personale, ma anche approcci più tecnici legati ai nodi, ai materiali, ai progetti di macramè. Questa volta vi propongo qualcosa che riguarda la creatività come cura, ma non strettamente legato al macramè.

Il libro non è un manuale di tecniche creative nel senso tradizionale. Non è uno di quei testi che insegnano passo dopo passo un progetto preciso. È piuttosto una riflessione sul valore del fare manuale nella vita quotidiana e su come il processo creativo possa diventare uno spazio di equilibrio interiore.
Il libro a cui mi riferisco è Fatto a mano di Rosemary Davidson e Arzu Tahsin.
Le autrici intrecciano esperienze personali e riferimenti alla psicologia della creatività, alla mindfulness e anche ad alcune ricerche neuroscientifiche per mostrare come il semplice atto di creare qualcosa con le mani possa favorire concentrazione, ridurre lo stress e restituire una sensazione di presenza.
Vale la pena soffermarsi un momento sul titolo. In italiano il libro è stato pubblicato come Fatto a mano, mentre il titolo originale inglese è Craftfulness: Mend Yourself by Making Things. La parola craftfulness è un gioco linguistico costruito a partire da mindfulness. Se la mindfulness indica la pratica dell’attenzione consapevole, la craftfulness suggerisce qualcosa di simile attraverso il fare manuale: una presenza mentale che nasce dal gesto creativo e dal tempo dedicato a creare con le mani.
Uno dei concetti centrali del libro è che nel craft conta più il processo che il risultato. Creare non significa necessariamente produrre qualcosa di perfetto o utile. Significa soprattutto entrare in uno stato di attenzione, di immersione, di dialogo tra mente e mani. E questo è molto vicino a ciò che ho sempre scritto nei miei articoli e a ciò che ho cercato di trasmettere nei laboratori di macramè. Nel tempo ho visto accadere questa stessa cosa anche a me stessa mentre creavo i miei arazzi: a un certo punto il risultato finale passa quasi in secondo piano e ciò che diventa davvero prezioso è il processo. Il ritmo dei nodi, il tempo dedicato al lavoro, la concentrazione che nasce naturalmente mentre le mani si muovono. È lì che la creatività manuale diventa qualcosa di più di un semplice hobby, ma uno spazio di presenza, di ascolto e, in qualche modo, di cura.
Fatto a mano non è un manuale di tecniche creative nel senso tradizionale: non insegna passo dopo passo un progetto specifico. Tuttavia, nella parte finale del libro le autrici propongono alcuni piccoli progetti – come tessitura, rilegatura di quaderni, maglia, rammendo o semplici esercizi di disegno – pensati più come invito a iniziare a creare che come veri e propri tutorial. Ancora una volta il messaggio è chiaro: il progetto non è il fine, ma una porta d’ingresso verso l’esperienza del fare.
Intrecci di lettura è anche uno spazio di scambio. Se hai voglia di raccontarmi di un libro che ti ha accompagnata, ispirata o aiutata a capire meglio chi sei, scrivimi nei commenti o via mail. Sarà bello creare insieme una piccola biblioteca condivisa, fatta di titoli che nutrono, orientano, aprono strade.
N.B. Ricordo che Intrecci di lettura non nasce per recensire libri, ma per incontrarli. Per lasciarli entrare, risuonare, a volte disturbare, a volte illuminare. E per portare poi nel quotidiano ciò che sanno smuovere dentro.
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