La Tela della Luna è un viaggio fatto di storie. Ogni racconto è una tappa, un incontro, un simbolo che illumina un pezzo del cammino interiore. Non c’è una sola strada: la trama si tesse passo dopo passo, e ogni filo porta con sé un insegnamento.
Questa tappa parla del vulcano: l’energia interiore che continua a esistere anche quando sembra spenta, la forza che cova sotto la superficie e chiede canali nuovi per poter fluire.
Quella notte il sonno della Donna arrivò tardi. Dopo una giornata trascorsa a sentirsi stanca senza sapere davvero perché, il corpo finalmente si arrese. Le palpebre si chiusero, ma dentro la testa i pensieri continuarono a girare come nuvole basse, lente, pesanti. Si sentiva vuota e, allo stesso tempo, in tensione come se qualcosa, in profondità, scalpitasse, mentre in superficie tutto appariva fermo. Una quiete forzata, che non aveva niente a che vedere con la pace.
Quando il sogno la raggiunse la Donna si ritrovò di nuovo ai margini del bosco. L’aria era fresca, quasi umida, e il cielo sopra le chiome degli alberi era grigio. Sentiva le gambe pesanti e la sensazione di non avere più energia. Fece un respiro e varcò la soglia del bosco con la fiducia di trovare una risposta.
Il terreno sotto i piedi era diverso dalle volte precedenti: sentiva tratti duri, quasi vetrosi, alternati a zone più morbide. Il suo passo era più lento del solito, ma non esitante: era il passo di chi procede nonostante la stanchezza. Gli alberi si disposero in file ampie, lasciando spazio a lunghi corridoi di ombra. Non c’era vento, tutto era immobile, come in attesa di qualcosa che però non accadeva. La Donna avanzava, ascoltando il rumore dei propri passi. Ogni tanto le pareva di sentire, sotto quel suono, un altro ritmo, più profondo: come un tamburo lontano, ovattato. “È solo il mio cuore. O è qualcos’altro?”
Camminò per un tempo che non sapeva misurare fino a quando il bosco iniziò a cambiare, gli alberi si diradarono, lasciando spazio ad un terreno secco con pietre scure e porose ovunque. La Donna si chinò a toccarne una: era fredda. Si rese conto che, senza accorgersene, era salita. Il bosco era rimasto più in basso, alle sue spalle. Davanti a lei, ora, il paesaggio si apriva in una piana nera e irregolare. Più avanti ancora, una forma enorme che rompeva la linea dell’orizzonte: una montagna dalle pendici scure, interrotte da solchi e pietre. Un vulcano. Non sputava fuoco, non c’erano colate di lava, né nuvole di fumo. Il cratere, in alto, sembrava muto. Eppure, guardandolo, la Donna sentì un brivido.
Si avvicinò lentamente, ogni suo passo faceva scricchiolare la pietra sotto i piedi. La sua stanchezza, invece di aumentare, si trasformò: era un peso che cercava forma. Arrivò ai piedi del vulcano e si fermò, il silenzio era totale.
Fu allora che vide Paumenosa seduta su una roccia scura, poco più in là. Il suo volto era rivolto verso l’alto, come se stesse ascoltando qualcosa provenire dalle profondità della montagna. I capelli si muovevano appena, come toccati da un vento che la Donna non sentiva. Quando lei si avvicinò, Paumenosa abbassò lo sguardo. Nei suoi occhi non c’era allarme, né urgenza, c’era una calma attenta.
“È spento?” chiese la Donna, indicando il vulcano.
“È in quiete,” rispose Paumenosa. “Che è diverso dall’essere spento o morto.”
La Donna sentì un sussulto dentro. “Mi sento così anche io,” disse. “Sembra tutto spento, non ho più lo slancio di un tempo. Non ho la fiamma della fenice, solo fatica e una stanchezza che non capisco.”
Paumenosa la guardò a lungo, poi fece un piccolo gesto con la mano, invitandola a sedersi accanto a sé. “La tua energia non è scomparsa,” disse piano. “Si è solo spostata. Non è più sulla superficie, è andata in profondità, come la lava che non si vede, ma scorre sotto.”
La Donna si strinse nelle spalle. “E a cosa serve, se non la sento? Se non mi muove?”
Paumenosa appoggiò la mano sulla roccia scura. “Metti la tua mano qui.”
La Donna obbedì. Al primo contatto, la pietra le sembrò fredda. Ma restando ferma, percepì qualcosa di sottilissimo: una vibrazione, come un battito remoto.
“Lo senti?” chiese Paumenosa
“Forse. È quasi niente.”
“È quasi niente in superficie, ma in profondità è moltissimo. Un vulcano non è meno potente solo perché non sta eruttando.”
La Donna rimase in silenzio. “E allora perché io mi sento solo scarica?”
Paumenosa sospirò dolcemente. “Perché continui a misurare la tua energia solo da ciò che riesci a fare in superficie. Ma ci sono momenti della vita in cui l’energia lavora in sotterranea. Non costruisce, ma scava e prepara.”
Restarono così, ad ascoltare quel battito profondo. “È pericoloso?” chiese la Donna.
“Il pericolo non è l’energia,” rispose Paumenosa. “È ciò che fai quando la neghi troppo a lungo.”
La Donna abbassò lo sguardo. “E cosa posso fare?”
Paumenosa rispose: “Non puoi vivere sempre in eruzione,consumandoti per dimostrare di essere viva, ma non puoi nemmeno restare roccia, chiudendoti nella stanchezza come se fosse la tua unica forma. Il tuo compito è ascoltare dove la tua energia sta cercando di andare. Questo vulcano non ha bisogno di eruttare per dimostrare di esistere. E tu non hai bisogno di esplodere per legittimare la tua forza.”
La Donna chiuse gli occhi e per un istante sentì il proprio respiro scendere più in profondità. Il peso che portava sul petto non scomparve, ma cambiò consistenza: non era più una pietra immobile, era calore lento e vivo. Le parve di riconoscere, dentro di sé, lo stesso battito che aveva sentito nella roccia. Aprì gli occhi: il vulcano era ancora lì, silenzioso, eppure non le sembrava più muto. Capì che quella quiete non era vuoto, ma un tempo di preparazione.
Quando si allontanò, le parve che dal cratere salisse un filo sottilissimo di vapore, come un respiro. Nel sonno, il suo corpo si rilassò di poco. Non era esplosa, non era rinata, ma aveva incontrato il proprio vulcano interiore: potenza silenziosa in attesa di nuove forme.
Questo racconto fa parte del ciclo La Tela della Luna, una serie di storie dedicate ai passaggi interiori e alla trasformazione. Se vuoi continuare il viaggio, puoi leggere tutti i racconti già pubblicati qui: LA TELA DELLA LUNA
