Ci sono arti tessili che si intrecciano, si annodano, si tessono con ordito e trama. E poi c’è la cesteria, un linguaggio antico e silenzioso, capace di raccontare storie millenarie con gesti essenziali.
La cesteria è infatti una delle forme di artigianato più antiche conosciute dall’essere umano: quasi tutte le culture del mondo hanno sviluppato un proprio modo di intrecciare fibre per contenere, trasportare, conservare.
Tra le varie tecniche esistenti, il coiling si distingue per la sua accessibilità e per la sua capacità di coinvolgere la persona in un processo meditativo, tanto che viene spesso utilizzata anche in contesti educativi e terapeutici.
Cos’è il coiling?
Il coiling non è un intreccio e nemmeno una vera cucitura. È una tecnica in cui un materiale spesso e leggermente rigido, come corde di cotone o simili a quelle da bucato, viene avvolto progressivamente con un altro materiale flessibile — come fili, fettucce di tessuto, rafia — in un movimento circolare che cresce a spirale.
Il filo di avvolgimento viene fissato in alcuni punti con un ago robusto per mantenere la struttura stabile. Il risultato è una struttura sorprendentemente resistente ed elegante, che può diventare un cesto, una ciotola, un contenitore o un sottobicchiere.
I materiali possono essere naturali — come cotone, canapa, rafia — oppure riciclati, come strisce di stoffa o filati avanzati, permettendo di trasformare anche gli scarti in nuove creazioni.
Occorrente per iniziare:
- una corda spessa e leggermente rigida come anima centrale
- fili, fettucce o strisce di tessuto per l’avvolgimento
- un ago da lana robusto
Il potere simbolico del cerchio e del contenitore vuoto
Il gesto del coiling si distingue per la sua natura circolare e continua, che richiama l’idea di ciclicità, di ritorno, di connessione con un ritmo antico.
Ogni giro aggiunge un nuovo strato, ogni punto stabilizza e rafforza. Questo movimento costante e ipnotico ha un effetto profondamente rassicurante, come se il tempo si dilatasse in una spirale lenta e armoniosa.
Lavorare creando un contenitore che cresce attorno a un vuoto centrale porta a riflettere sul significato stesso del contenere:
- Un contenitore vuoto è spazio pronto ad accogliere.
- Fare spazio significa spesso liberarsi del superfluo, svuotarsi di ciò che non serve più.
- Il vuoto non è mancanza, ma potenzialità: la possibilità di ospitare, raccogliere, accogliere.
Un’antica storiella zen che viene spesso citata esprime bene questo concetto: Un maestro versa del tè nella tazza di un allievo e continua a versare finché la tazza trabocca. L’allievo protesta: “Maestro, è piena, non entra più nulla!”. E il maestro risponde: “Come questa tazza, anche tu sei pieno. Se non ti svuoti, non potrai ricevere nulla di nuovo”.
Il coiling può diventare un atto simbolico che invita a riflettere su come, nella vita, per accogliere nuove esperienze, relazioni, idee, sia spesso necessario creare spazio. Questo gesto circolare accompagna in un flusso morbido e meditativo, che favorisce introspezione e raccoglimento. Come accade anche nel macramè o nella tessitura a mano, ogni arte tessile custodisce un ritmo e una qualità percettiva diversa. Non si tratta di scegliere quale sia “migliore”, ma di lasciarsi sorprendere da ciò che ciascuna tecnica risveglia in noi.
Sperimentare più linguaggi — senza la necessità di specializzarsi subito in uno solo — permette di scoprire sfumature inattese, trovare affinità personali e arricchire il proprio percorso creativo. Forse sceglieremo una tecnica da approfondire, ma restare aperti al dialogo tra gesti diversi ci aiuta a coltivare flessibilità, curiosità e benessere.