Questo è il sesto appuntamento della rubrica Intrecci di lettura, uno spazio che ogni mese dedico a libri che esplorano la relazione tra creatività, benessere e arti tessili.
Dopo aver condiviso testi che parlano di cambiamento, trasformazione personale e anche di approcci più tecnici legati ai nodi e ai progetti di macramè, questo mese vi propongo un libro dal taglio più scientifico: “Craft Psychology: How Crafting Promotes Health” della psicologa danese Anne Kirketerp.
Un testo che porta il fare manuale nel campo della ricerca psicologica, offrendo una prospettiva solida e documentata sul legame tra creatività e salute.
È disponibile solo in lingua inglese, e so che questo può renderlo meno accessibile a molte lettrici, ma ho scelto di parlarne comunque — e più a lungo del solito — perché lo considero un testo fondamentale per chi, come me, esplora da anni il legame tra creatività e benessere.
Anne Kirketerp è una delle studiose ad aver portato l’esperienza del craft all’interno della psicologia contemporanea, dimostrando con rigore scientifico ciò che molte persone che creano con le mani sanno per intuizione: lavorare con le mani fa bene e può avere effetti profondi sulla mente e sul corpo.
Il flow e la chimica del sollievo
Nel suo libro, Kirketerp raccoglie ricerche e osservazioni che mostrano come le attività manuali — cucire, intrecciare, annodare, lavorare a maglia, dipingere — possano ridurre lo stress, favorire la concentrazione, migliorare il tono dell’umore e persino attenuare il dolore fisico.
In questo articolo scelgo di raccontare una delle tante scoperte che si trovano nel libro, rendendola accessibile anche a chi non legge in inglese: la connessione tra craft, rilassamento e sollievo dal dolore. Kirketerp spiega che il dolore cronico è un’esperienza complessa, in cui corpo e mente dialogano costantemente. Quando siamo tesi o stressati, il dolore tende ad amplificarsi; quando impariamo a rilassarci, la sua intensità si attenua.
Le attività manuali, con i loro gesti ritmici e ripetitivi, aiutano a interrompere questo circolo vizioso. Le mani che si muovono lentamente, il ritmo costante del lavoro, la concentrazione silenziosa: tutto questo genera una risposta di calma che coinvolge corpo e mente.
Anche il contatto tattile con corde, fili o tessuti morbidi favorisce una sensazione di presenza e di radicamento, riportandoci “dentro di noi” e restituendo equilibrio.
Questa risposta fisiologica è simile a quella che si ottiene con la meditazione o con esercizi di respirazione profonda: il corpo entra in una modalità di riposo e riparazione, il ritmo cardiaco rallenta e il sistema nervoso si riequilibra. È proprio in questo stato di quiete che la percezione del dolore si modifica e può ridursi.
Un concetto centrale del libro è lo stato di flow, quella condizione di totale immersione in un’attività che cattura completamente l’attenzione e sospende il tempo. Durante il flow, spiega Kirketerp, non solo ci si distrae dal dolore, ma si attiva anche una risposta biochimica benefica: il cervello rilascia anandamide, spesso definita “la molecola della beatitudine”.
L’anandamide è un endocannabinoide naturale, una sorta di THC prodotto dal nostro corpo, che agisce sui recettori del dolore e ne riduce temporaneamente la percezione.
È sorprendente pensare che un gesto creativo semplice, come annodare un filo o tessere un arazzo, possa innescare questa risposta chimica naturale e generare sollievo e benessere diffuso!
Kirketerp spiega come, durante il flow, l’attenzione profonda e il senso di piacere legato al fare attivino processi neurochimici complessi, capaci di calmare il sistema nervoso e di modificare la percezione del dolore. Non è quindi solo una questione di distrazione mentale: il sollievo è reale e misurabile.
Ogni nodo, ogni punto, ogni intreccio diventa così non solo un gesto estetico o meditativo, ma anche un piccolo strumento di cura del corpo e della mente. Sapere che un gesto creativo possa attivare un tale processo è sorprendente e poetico insieme: ogni azione ripetitiva e concentrata diventa una medicina quotidiana, un modo per calmare i pensieri e riportare armonia.
Craft Psychology: How Crafting Promotes Health
E’ un libro ricco di informazioni scientifiche, ma anche di sensibilità e di esperienza diretta.
È una lettura utile soprattutto per chi lavora in ambito terapeutico, ma anche per chi vuole comprendere più a fondo le basi psicologiche e fisiologiche del benessere creativo.
Parla di equilibrio, di connessione tra mente e corpo, e di quella quiete profonda che si raggiunge quando lasciamo che le mani diventino il tramite per tornare a noi stessi.
“Creare è una forma di cura. E, come ogni cura autentica, inizia dal gesto più semplice.”
Intrecci di lettura è anche uno spazio di scambio.
Se hai voglia di raccontarmi di un libro che ti ha accompagnata, ispirata o aiutata a capire meglio chi sei, scrivimi nei commenti o via mail. Sarà bello creare insieme una piccola biblioteca condivisa, fatta di titoli che nutrono, orientano, aprono strade.
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