Oggi, in questa nuova puntata della serie Racconti Tessili, non racconterò la storia che si nasconde dietro un arazzo, come ho fatto nei precedenti articoli, ma tratterò del mio processo creativo in generale.
Il processo creativo inizia sempre con un’ispirazione. A volte arriva all’improvviso, come un flash, mentre cammino o leggo un libro che risuona con una parte di me. Altre volte nasce da un viaggio, un’esperienza che mi tocca profondamente, o da una immersione nella natura. Spesso l’ispirazione è anche il frutto di un lungo processo interiore, alimentato dalla meditazione o dalla riflessione silenziosa. Non è mai un processo lineare, ma un continuo dialogo tra ciò che vedo nel mondo esterno e ciò che sento nel profondo di me stessa. Questo incontro tra il mio mondo interiore e quello esterno è ciò che dà vita a ogni nuovo arazzo.
Una volta che l’ispirazione prende forma, arriva il momento di definire l’intenzione. L’intenzione è quella forza che dà direzione al progetto. Non sempre è chiara fin dall’inizio, ma man mano che il lavoro si sviluppa, si svela. A volte l’intenzione è visibile, come quando sento il bisogno di creare un arazzo che emani serenità o protezione. Altre volte, è più sottile e si manifesta solo alla fine, quando guardo l’opera terminata e vedo il suo messaggio nascosto. L’intenzione è il filo invisibile che guida ogni scelta creativa, dalle tonalità dei colori alla disposizione dei nodi.
Arriva poi la fase di progettazione: definisco il disegno, scelgo i materiali e pianifico i tempi. Non mi piace essere troppo rigida: la progettazione è solo il punto di partenza, perché so che ogni progetto evolve durante il suo sviluppo. Posso avere in mente una forma, ma sono sempre pronta a lasciare che la creatività prenda il sopravvento e conduca il lavoro in direzioni inaspettate. La progettazione mi aiuta a organizzare e pianificare, ma la libertà è altrettanto importante.
La scelta dei materiali è una delle fasi alle quali mi dedico con pazienza: corde, legni e colori. Adoro cercare materiali che abbiano una storia da raccontare: spesso scelgo legni trovati in boschi o lungo la spiaggia, perché sento che ognuno di questi ha qualcosa di speciale da offrire al mio lavoro. Per quanto riguarda le corde, mi lascio guidare dall’effetto che voglio ottenere, ogni materiale ha una sua qualità che influisce sulla vibrazione finale dell’opera. La maggior parte delle volte prediligo l’uso di materiali riciclati. E poi ci sono i colori. Ogni colore ha una vibrazione che parla al cuore e alla mente, e mi lascio spesso guidare dall’intuizione nel scegliere le tonalità che risuonano con il mio stato d’animo. In questo processo non c’è mai una scelta puramente razionale, ma un’instintiva sintonia con ciò che mi circonda.
Quando arriva il momento di annodare mi concedo il tempo di entrare nel flusso dei nodi. Questo processo non è solo un’arte manuale, ma una vera e propria meditazione in movimento. E quando inizio ad annodare, ogni gesto diventa un atto di presenza. Mi piace lavorare in piedi, scalza, per sentire il contatto con la terra. Questa connessione mi aiuta a restare centrata mentre le mie mani, libere da tensioni, trasmettono energia attraverso i fili. Ogni nodo è un piccolo atto di cura e consapevolezza, un respiro che si trasforma in movimento.
La fase finale del processo creativo è quella del distacco. Una volta che l’annodatura è terminata, mi prendo sempre una pausa. Questo distacco, sia fisico che mentale, è necessario per poter osservare il lavoro con occhi più chiari. Solo dopo aver preso le distanze, riesco a vedere l’opera nella sua interezza e a fare eventuali aggiustamenti. Questo momento di distacco è anche un atto rituale, un processo di liberazione: è il momento in cui posso separarmi dal lavoro e lasciarlo vivere indipendentemente. L’arazzo trova il suo posto nel mondo, e io mi allontano, consapevole che il mio lavoro ha una vita tutta sua.
Spero di avervi dato uno spunto per riflettere su come il processo creativo non sia mai solo una questione di tecnica, ma anche un cammino interiore. Se questo argomento vi interessa, nel mio libro “Nodi di benessere: il potere terapeutico del macramé” approfondisco ulteriormente questi temi, esplorando il legame tra creatività, consapevolezza e benessere.
