Nei miei articoli, avrete forse notato che il tono cambia facilmente: a volte parlo del macramé come un percorso di crescita interiore; altre volte mi piace descrivere il lato giocoso e leggero di quest’arte. Non c’è contraddizione: sono aspetti diversi di una stessa realtà, così come le nostre emozioni e i nostri bisogni possono variare da un giorno all’altro.
Il macramé rivela molte sfumature, rispondendo a esigenze apparentemente opposte ma perfettamente in equilibrio. È un’arte antica che sa adattarsi, che può essere profonda e meditativa o semplice e divertente, a seconda di ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento. Come le diverse parti di noi, il macramé ci offre la possibilità di esplorare e onorare sfaccettature differenti senza per questo essere incoerenti.
Alcuni giorni, quando siamo pronti a entrare in contatto con noi stessi in modo più intimo, il macramé diventa una meditazione silenziosa, un’esperienza di consapevolezza che ci fa scoprire qualcosa di nuovo nel silenzio dei nostri pensieri. Altre volte, invece, ci offre una parentesi di svago e risate. È un modo per stare insieme ad altre persone, condividere la gioia della creazione e vivere il piacere di fare qualcosa con le mani, senza pensieri. In questi momenti, il macramé diventa un gioco, un’occasione per staccare dalla routine e dare vita a oggetti che ci regalano un senso di realizzazione.
Credo che questa varietà sia anche il motivo per cui il macramé riesce a parlare a tante persone e a rispondere a bisogni diversi. Non è un’arte rigida; è libera e accogliente, capace di adattarsi alle nostre diverse anime.
E proprio come il macramé, anche noi siamo un intreccio di emozioni, aspirazioni e stati d’animo. Accogliere ogni parte di noi, anche le più contrastanti, è un atto di coerenza: non è necessario essere sempre uguali, ciò che conta è essere autentici e ascoltare ciò di cui abbiamo bisogno nel momento presente.
