
Artista Tessile, Scrittrice, Psicomotricista.
Questa non è una biografia
(e non prova ad esserlo)
Se sei arrivatə qui, forse c’è una curiosità semplice e legittima: capire chi scrive queste pagine. Forse ti stai chiedendo che cosa faccio, chi sono, o se esiste una definizione che tenga insieme tutto questo.
Quando si cerca una persona, spesso si cercano anche definizioni: che cosa fa, chi è, come si chiama ciò che fa. Le etichette aiutano a orientarsi, danno un primo appiglio: Artista tessile, Psicomotricista, Scrittrice. Tutto vero, ma parziale. Perché le etichette nominano, ma non raccontano il movimento. Non dicono come un fare viene abitato, né cosa cambia nel tempo.
Possono indicare un ambito, ma non il modo in cui viene attraversato.
Per accogliere la tua curiosità: ecco qualcosa per te.
Le mie identità del fare
(Non tutte. Solo quelle che oggi riconosco come vive).
C’è l’essere stata — e in parte l’essere ancora — psicomotricista. Per vent’anni ho lavorato in ambito rieducativo sanitario con i bambini. Un’esperienza che mi ha insegnato a leggere il corpo come linguaggio, come storia incarnata, come luogo di relazione. Da questo lavoro sono nati anche percorsi corporei rivolti agli adulti: spazi di ascolto, rallentamento e consapevolezza, in cui il corpo diventa una guida per attraversare cambiamenti, soglie e momenti di passaggio. Non percorsi performativi, ma esperienze di presenza, radicate nel sentire.
C’è la scrittura. Non come identità da esibire. Scrivo quando qualcosa si muove e chiede di essere visto. Compare nei momenti di soglia, quando ciò che era confuso prende forma e può essere riconosciuto.
C’è l’essere artista tessile. Lavoro con fili, nodi, intrecci. Non per decorare, ma per ascoltare l’anima creativa che si esprime attraverso le mani. Perché il fare manuale, quando è abitato, diventa un gesto di consapevolezza.
Non insegno più nel modo in cui si insegna di solito. Non accompagno secondo formati prestabiliti. Il mio fare oggi è meno visibile, ma più radicato.
I miei strumenti preferiti
(Non sono metodi, sono alleati)
La scrittura: per illuminare e per rendere visibile ciò che prima era indistinto.
L’arte tessile: annodare, intrecciare, tessere. Gestualità lente che mettono ordine senza forzare. Il filo come prolungamento del pensiero, il nodo come punto di verità.
L’ascolto del corpo Il corpo come primo alleato: una presenza concreta che orienta prima delle parole.
Questi strumenti non servono a “migliorarsi”. Servono a imparare a stare.
Cosa trovi di me in questo sito
Trovi articoli, riflessioni, tessiture, racconti evocativi.
C’è un presente in trasformazione. Un movimento che non corre e non promette risultati. Questo spazio non nasce per offrire soluzioni. Nasce per permettere una sosta: a te che leggi a me che scrivo. Qui la fretta non è di casa. E nemmeno le scorciatoie.
Qui la creatività non è produzione. Non creo per spiegare o per produrre risultati, ma per abitare le soglie: quei momenti in cui qualcosa finisce senza essere ancora concluso e qualcos’altro inizia senza avere un nome.
